L’apocalisse di ogni giorno
Per Pasqua c’è il tutto esaurito, i francesi cosumano. Ma è il ballo sul Titanic? Parola agli esperti
Pasqua si avvicina e gli italiani sono già lì a preparare le valigie, ignari della “presunta” crisi economica. Le vacanze sono sacre e l’Italia lo sa bene, visto il tutto esaurito che fa gongolare le agenzie di viaggio. Certo, un piccolo aiutino c’è stato: gli sconti per le famiglie fino al 25 per cento e la formula all inclusive sono un incentivo.

Roma. Pasqua si avvicina e gli italiani sono già lì a preparare le valigie, ignari della “presunta” crisi economica. Le vacanze sono sacre e l’Italia lo sa bene, visto il tutto esaurito che fa gongolare le agenzie di viaggio. Certo, un piccolo aiutino c’è stato: gli sconti per le famiglie fino al 25 per cento e la formula all inclusive sono un incentivo non da poco. Ma resta il fatto, come spiegava ieri un articolo del Sole 24 Ore, che i preventivi di viaggio sono aumentati del 30 per cento rispetto a un anno fa e fra qualche giorno località come Sharm el Sheik, Caraibi, Mauritius e Seychelles, saranno prese d’assalto dai turisti italiani, desiderosi di evadere dalla quotidianità, di dimenticare la pioggia e di abbronzarsi. Bene anche le città d’arte come Parigi, Berlino e Londra, che offrono un rapporto qualità-prezzo piuttosto buono. C’è, inoltre, chi ha deciso di trascorrere le vacanze in Italia: i più andranno a Cortina o Positano, mentre Portofino è “sold out”. Stabile rispetto al 2008 la domanda per le vacanze improntate al benessere: lo stress da città miete ancora le sue vittime. Anche oltralpe non si lamentano. I consumi domestici dei nostri cugini francesi sono aumentati dell’1,8 per cento nel gennaio scorso, recuperando i quasi due punti percentuali persi a dicembre. I saldi prolungati e competitivi hanno riportato le file nei negozi di abbigliamento, ma soprattutto (e quasi nessuno se lo aspettava) sono aumentate le spese per l’arredamento della casa con l’acquisto, per esempio, di elettrodomestici, strumenti elettronici e mobili.
“Il 2009 sarà ancora più difficile del 2008”
La prospettiva ottimistica non è però quella che prevale nei commenti degli esperti. Ieri il ministro dell’Economia Tremonti ha dichiarato che “il 2009 sarà un anno ancora più difficile del 2008”. C’è bisogno di uno “sforzo collettivo” ha spiegato il ministro, aggiungendo che “governo, imprese, parti sociali, istituzioni bancarie e finanziarie dovranno agire per ridurre l’impatto della crisi”. C’è bisogno innanzitutto di fiducia. E’ difficile stabilire se il tutto esaurito per le prossime vacanze di Pasqua sia una reale speranza per il futuro o piuttosto un segno di incoscienza: la crisi non si è ancora fatta sentire e gli italiani vogliono godersi questi ultimi (forse) mesi di stabilità economica e sociale. E’ il ballo sul Titanic?
Qualche giorno fa, il commissario europeo per gli Affari economici, Joaquin Almunia, confermando i timori di molti, ha dichiarato che “il peggio deve ancora venire”. L’Irlanda e la Grecia rischiano un default sul debito. Nulla di più sconfortante (l’ennesima previsione negativa), se non fosse che Almunia ha poi aggiunto di “non aver paura”, perché “l’Europa è attrezzata intellettualmente, politicamente ed economicamente per far fronte a questa battaglia”.
“Il 2009 sarà ancora più difficile del 2008”
La prospettiva ottimistica non è però quella che prevale nei commenti degli esperti. Ieri il ministro dell’Economia Tremonti ha dichiarato che “il 2009 sarà un anno ancora più difficile del 2008”. C’è bisogno di uno “sforzo collettivo” ha spiegato il ministro, aggiungendo che “governo, imprese, parti sociali, istituzioni bancarie e finanziarie dovranno agire per ridurre l’impatto della crisi”. C’è bisogno innanzitutto di fiducia. E’ difficile stabilire se il tutto esaurito per le prossime vacanze di Pasqua sia una reale speranza per il futuro o piuttosto un segno di incoscienza: la crisi non si è ancora fatta sentire e gli italiani vogliono godersi questi ultimi (forse) mesi di stabilità economica e sociale. E’ il ballo sul Titanic?
Qualche giorno fa, il commissario europeo per gli Affari economici, Joaquin Almunia, confermando i timori di molti, ha dichiarato che “il peggio deve ancora venire”. L’Irlanda e la Grecia rischiano un default sul debito. Nulla di più sconfortante (l’ennesima previsione negativa), se non fosse che Almunia ha poi aggiunto di “non aver paura”, perché “l’Europa è attrezzata intellettualmente, politicamente ed economicamente per far fronte a questa battaglia”.
Possiamo tirare un sospiro di sollievo? Non ancora. La pubblica amministrazione ha trenta miliardi di debito verso le imprese, che, è vero, “non corrispondono alle cifre iperboliche circolate in questi giorni”, ha detto il ministro dell’Economia, ma non fanno neppure sorridere. Già più di un anno fa, Nouriel Roubini, uno dei guru del World Economic Forum di Davos, in un’intervista al Sole 24 Ore, aveva detto quanto fosse importante per l’Italia adottare riforme strutturali significative. Il rischio, tutto da evitare, era (e forse lo è ancora oggi) finire facile preda di quel “malessere economico e sociale” che sconfina inevitabilmente “nella deriva”.
La contraddizione che emerge fra il tutto esaurito degli italiani e le previsioni catastrofiste per l’economia del 2009 si può spiegare, secondo Giacomo Vaciago, professore dell’Università Cattolica di Milano, in termini di “divaricazione sociale”. “La crisi macroeconomica fa calare il reddito reale di due o tre punti percentuali e amplifica le differenze fra ricchi e poveri, arricchiti e impoveriti”, spiega il professore, che aggiunge: “Se prima le fasce più basse temevano di non arrivare a fine mese perché saliva l’inflazione e i prezzi su ‘food e energy’ aumentavano, oggi c’è la situazione opposta. Anche se i prezzi scendono, in molti non hanno più gli stipendi”. Chiaro che in queste condizioni diventa assai difficile consumare. “Se la situazione si aggrava – continua Vaciago – possono verificarsi conseguenze spiacevoli, per esempio il dibattito politico rischia di diventare più litigioso” (come in parte sta già accadendo). Luigi Campiglio, professore dell’Università Cattolica, afferma che il fenomeno che sta accadendo “rispecchia una disuguaglianza passata dei redditi che oggi è in ulteriore fase di espansione”. Gli italiani che se ne partono per Pasqua rappresentano, secondo Campiglio “la coda dell’eccesso di esuberanza che ha portato alla bolla speculativa mondiale che poi si è sgonfiata. Caratteristica delle bolle speculative, come già accaduto nel ’29 e nel 2000, è che una quota percentuale delle famiglie registra un aumento dei redditi elevato”. Più scettico Fedele De Novellis, economista del Ref (centro di ricerche per l’economia e la finanza), secondo il quale “non si possono trarre dai dati relativi a un singolo settore conclusioni che riguardano l’intera economia”.
In attesa della gelata che molti danno per inevitabile, si apre anche la questione sociale. Come ha spiegato l’investitore economista Jim Rogers, ci saranno tumulti e rivolte, sarà difficile mantenere l’ordine pubblico. L’Inghilterra è già in allerta. “Nel ’29 si era data la colpa agli ebrei – conclude Vaciago – che oggi si trovi un altro capro espiatorio?”.
In attesa della gelata che molti danno per inevitabile, si apre anche la questione sociale. Come ha spiegato l’investitore economista Jim Rogers, ci saranno tumulti e rivolte, sarà difficile mantenere l’ordine pubblico. L’Inghilterra è già in allerta. “Nel ’29 si era data la colpa agli ebrei – conclude Vaciago – che oggi si trovi un altro capro espiatorio?”.